Martedì 4 dicembre 2007 ore 21.00
Mercoledì 5 dicembre 2007 ore 21.00

Il sogno del principe Salina:
l’ultimo Gattopardo


con Luca Barbareschi e Maniera Malettai
Regia di Andrea Battistini


INGRESSO: PLATEA € 30,00 - GALLERIA € 27,00

“Il sogno del Principe di Salina: l’ultimo Gattopardo” di Andrea Battistini, è liberamente ispirato alle lettere di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. “Se vogliamo che utto rimanga come è, bisogna che cambi”. L’ideologia olitica di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è racchiusa
in questa celebre frase usata per delineare la ituazione storica della Sicilia del 1860. Andrea Battistini ispirandosi alle lettere e agli appunti dell’autore de “Il Gattopardo” un testo ricco di spunti e suggestioni, dove prevalgono inquieti interrogativi di valore etico e morale, ne fa una lettura che esalta l’attualità del termine gattopardismo, in una metafora che paragona l’immobilismo della Sicilia di allora all’Italia di oggi. Lo spettacolo è ambientato nel 1920: una figlia piange la morte del padre e in un lungo sogno ne ripercorre la vita. La storia narra le vicende del casato nobiliare dei Salina, sospesa tra ricordo ed essere, alterna sprazzi di un passato folgorante a drammaticità borghese, profonde riflessioni sul tempo, specialmente interiore, alla realtà attraverso lo sguardo malinconico e fiero di Fabrizio Corbera, l’ultimo Gattopardo.

Uomo dall’ animo complesso, caratterizzato da un profondo conflitto interiore e da una calma apparente, nella sua mente cela pensieri che sfuggono al mondo che lo circonda e lancinanti riflessioni sulla natura umana. Solo l’amato nipote Tancredi ne intuisce la natura travagliata, l’unico in cui l’uomo-gattopardo si vede riflesso mentre impotente assiste alla fine di un’epoca. Il bel Tancredi, entusiasta e scavezzacollo, convincerà Fabrizio ad acconsentire alle nozze con Angelica, la figlia del ricco e parvenu Don Calogero Sedara. Nei saloni della residenza estiva di Donnafugata, assisteremo alla parabola discendente dell’ esistenza, viaggio nel dubbio di un uomo, grande provocatore e sublime vittima, fino all’ epilogo della sua vita. Tutto appare meravigliosamente fermo e sospeso in un affresco siciliano di tradizioni, sontuose feste, profumi e olezzi di un aristocrazia allo sbando. Immagini di una terra sensuale, oscura, barocca ma anche vitale e ironica in una girandola di luce, odori, ritmi e suoni, su cui aleggia il senso del disfacimento e della fine imminente.